lunedì 7 aprile 2014

Lemony Snicket - Una Serie di Sfortunati Eventi

Il solito tragico ritorno a scrivere in questo disastroso blog, fatto di lacrime, bile e imprecazioni a vuoto.
D'altronde, di cosa mai si potrà scrivere in un blog personale quando la propria esistenza è costellata da interminabili sequenze di delusioni sotto ogni punto di vista, dall'affettivo al lavorativo, dal sociale al fisico.
Non dico che da qualche parte non ci sia della positività, almeno la palestra sta dando i suoi frutti, ma è tutto il resto non dipendentemente da me che è fallato, come se il destino inevitabilmente si accanisse sul sottoscritto con la minuziosa tenacia di un nemico vendicativo.
Si diventa spossati a dover fare tutto con le proprie mani, per essere poi guastati costantemente da qualcosa indipendente dalla tua volontà, o anche solo vedere che i quattro risultati marci che si ottengono sono tali con sforzi devastanti, mentre qualsiasi cosa che non sia meramente dipendente dalla tua volontà sia marcio e decadente fino al midollo.
Manca il respiro in questa eterna battaglia contro il mondo intero, il braccio si fa meno fermo e l'armatura inesorabilmente più pesante, fino a quando la vista s'annebbia e incerto si fa il passo.
Appaiono poi in questi frangenti le fragili stampelle di sostegno, che prodighe di consigli e di parole confortevoli tentano di sostenere con minimi sforzi una volta in pieno disfacimento, riuscendo solamente a sottolineare l'inefficacia dei propri metodi. Non che non apprezzi in qualche modo, è che qualcosa che non sia una soluzione radicale e duratura non può avere effetto in tutto ciò, come un'impalcatura di vetro non può sorreggere una cattedrale priva di fondamenta.
Non resta che vedere se la vita si deciderà a dare una risposta prima del tracollo o se l'ego smetterà di agitarsi per concedersi ad acque scure.

martedì 26 novembre 2013

From Brain to Heart

Guardati addosso.
Cosa sei ora? Cosa pensi di essere? Sei un rifiuto, un cane, una merda!
Cosa pensavi di trovare in lei? La felicità non esiste, non per quelli come te, neanche lo sprazzo più lontano.
Hai dato il meglio, ma il meglio non basta, anche tutta la pazienza, anche tutta la comprensione, neanche quelle sono bastate. Hai cambiato te stesso per incastrarti in qualcun altro.
Cos'hai ottenuto? Niente, come sempre!
Davvero quei momenti di gioia valgono tutto questo? No, mai!
Stupido, cambiare qualcosa non serve a un cazzo, finirai solo per odiare te stesso quando ti scontrerai con l'ennesimo fallimento.
E' il fallimento una delle cose che sai fare meglio, svettare scintillante sulle vette del mondo solo per poi cadere dalle loro altezze vertiginose.
Cazzo fai ora? La pensi? La cerchi? Le vorresti scrivere? Fai schifo! Che ne è stato di quel manifesto di potenza e maschilismo che eri? Solo palle, palle per allocchi.
E tu sei a casa a corrodere te stesso mentre lei scopa con chi cazzo ha voglia.
Pensavi davvero che bastasse la chimica? Pensavi davvero che dicesse la verità? Solo menzogne, una dietro l'altra, così fitte da scansare anche la minima possibilità di una fiducia, così stupide che solo un coglione come te poteva crederci!
Sei sempre stato solo un oggetto per loro, un manichino utile solo per sfogare le perversioni dei loro lombi, un utensile da utilizzare a piacimento e poi gettare quando diventa inutile.
Ti è sufficiente tutto ciò per darti una fottuta svegliata? Vogliamo di nuovo scatenare il caos o lasciamo che il mondo ci prenda a calci in culo?
Oh non vuoi problemi, certo, ma tanto i problemi arrivano lo stesso, quindi fai quel che devi fare e poi vattene affanculo, brilla rovente su tutti e poi spegniti in un'esplosione di gloria, perché il solo pensiero di vivere con te per altri 40 anni mi schifa parecchio.

mercoledì 6 novembre 2013

Meraviglia

Certe volte delle nuove sensazioni colgono di sorpresa, inaspettate colpiscono alle spalle senza possibilità di replica razionale.
Pensavo seriamente di aver sperimentato praticamente qualsiasi tipo di sensazione emotiva, a causa della mia turbolenta esistenza. Suppongo di aver provato maggiormente sulla mia pelle il contatto della negatività, d'altronde vivo costantemente in un mare di depressione ansiogena ricolma di astio e rabbia, ma ho avuto comunque numerosi momenti di estasi e gioia. 
Il bagaglio quindi appariva bello pieno, un raccoglitore con una completa collezione di emozioni sfaccettate nelle più svariate maniere, tutte elencate ed etichettate con la più minuta analisi come solo un caso patologico di eccessiva autoanalisi può fare.
Eppure ecco che questa novità appare, in una magnificenza senza pari, in una grandiosità che ironicamente appare inversamente proporzionale al soggetto della questione.
Mai era accaduto alla mia persona di fermarmi a osservare una donna, per pur bella che fosse, e riceverne tale sorpresa. Non che io abbia intenzione di parlare in questa sede delle mie sensazioni VERSO codesta entità, quanto della disarmante meraviglia che ricevo nel godere della sua bellezza.
E' quella bellezza alterata dalla propensione, ovviamente, ma diversa dal normale. E' come se rimanessi paralizzato di fronte a questa figura, il fiato corto, gli occhi sgranati e la tachicardia a mille.
Pare una bellezza eterea, surreale, dalle morbide labbra risaltanti di un tenue rosa, promesse di delicati baci che lentamente mutano in passione liquida.
Una figura minuta, che pare anonima in distanza, per poi palesarsi a sorpresa nella vicinanza, una sensualità che a tutti i costi ella tenta di nascondere ma che si esprime come uno schiaffo per coloro che sanno guardare.
Ma più di tutto sono le sue espressione a distruggermi la mente, che vaga persa in alieni paesaggi, quella palese volontà di nascondere quel che pensa contrastata da una mimica facciale e corporea molto forte, che nella mia empatia non ho problemi a cogliere, come una sorta di sensuale velo che nasconde le sue più profonde nudità. E quale sorpresa quando questa sottile barriera ogni tanto cade, da render cedevoli le mie salde ginocchia psichiche.

Sono spezzato, positivamente.

mercoledì 16 ottobre 2013

Il destino del giullare

Come un pugno in faccia arrivano le parole, senza alcuna protezione a fare da riparo. Alla fine l'arcano è svelato, per caso, ed è una realtà che assolutamente non avrei voluto scoprire.
Ormai la maschera è tutto ciò che sorregge il volto, e per il mondo non v'è mai stata differenza tra il sopra e il sotto, né mai c'è stata volontà di scavare per capire se davvero era così meccanico il muoversi dei muscoli.
Appare questo come il destino del giullare, così propenso a divertire che anche la sua lacrima strappa un sorriso, interpretata come un'altra finzione.
Eppure tutto freme, tutto combatte sotto il sorriso, gli acidi corrodono, i muscoli contraggono in spasmi, e le grida coprono ogni pensiero, anche se un freno contiene l'esplosione che potrebbe avvenire se il flusso fosse liberato nella sua pienezza.
Non so come tornare indietro, se non con un sorriso un po' amaro, non ho altra possibilità se non semplicemente scoprire il volto e dichiarare la fine dello show, ma chi capirebbe che questa volta faccio sul SERIO?

sabato 7 settembre 2013

Flusso di coscienza

Proprio oggi, dialogando con una persona a me molto cara, ho improvvisamente percepito un fondamentale cambiamento in quel che sono sempre stato.
Non è stato qualcosa di immediato, ora che ci penso, ma un lento processo di maturazione che però non si svelava, silenzioso e inesorabile.
Eppure solo oggi è avvenuta questa catarsi, questo flusso di coscienza che effettivamente ha dato molte ragioni ai miei genitori, non che io l'ammetterei mai davanti a loro.
In passato odiavo la parola "maturare", la vedevo come una serie di paletti che la società impone per limitare i comportamenti leciti a un recinto ben definito.
Ora è diverso, non parlo del famoso maturare come tutti abbiamo sentito dalle nostre famiglie, ma di quella situazione in cui effettivamente molti dei comportamenti un po' infantili che sono in uso tra le fasce più giovani (non che io sia vecchio, certo) risultano fastidiosi, all'apparenza inutili o addirittura controproducenti.
Non credevo che sarebbe mai arrivato questo momento, pensavo che sarei sempre stato un ragazzino nella mente, sempre disposto a giocare e a ridere, ma l'impatto con il mondo reale è inevitabile, e l'unica soluzione per non esserne travolti è affrontarlo frontalmente.
Non penso certo di aver terminato la mia energia, ma credo sia mutata, sia veicolata in qualcosa di diverso, di più profondo ed effettivamente importante, diverso da qualsiasi scherzetto fisico, giochino sociale, soprannome o presa in giro, poiché queste cose davanti alla necessità di un lavoro, di una casa indipendente, di una compagna importante, di amici vicini, di una salute ferrea, di una vita degna di essere vissuta, non sono niente più che polvere che va rimossa da un soprammobile.
Probabilmente non cambierò così tanto all'apparenza, visto che probabilmente già mi comportavo verso queste mete senza saperlo, in compenso la vigile consapevolezza mi regala un piccolo angolo di pace.

giovedì 15 agosto 2013

La mela di Newton

Giustamente mi trovo ad aggiornare il blog nel momento in cui mi trovo nella solitudine della magione, altrimenti sarei fuori a fare quello che si diverte.
Mi cade addosso questa riflessione estemporanea, come la mela di Newton, arrivando dal cielo senza nessun anticipazione di sorta.
Facendo un sommario della danza macabra da me compiuta negli ultimi anni, in cui la necessità di autodistruzione si è sostituita a un sacro nichilismo generalizzato, ho tenuto a mente i paletti fondamentali che regolano la mia esistenza: gli amici, le donne, la socialità e l'edonismo.
Poco è cambiato sul primo fattore, una politica di comportamento più distensiva e pacifica non ha effettivamente portato vantaggi di sorta, né nuovi arrivi importanti. O meglio, credevo ci fosse stato un barlume qualche tempo fa, ma la famosa "famiglia" in cui mi ero inserito erano solo persone che segretamente mal sopportavano la mia presenza ma dimenticavano di dirlo, tant'è che sono sparite in massa.
Il secondo fattore fa ancor più ridere, ho maturato una volontà di stabilità e tranquillità abbastanza definitiva, e d'improvviso rifiutando ciò che è momentaneo e caduco mi trovo senza un bel niente tra le mani, e con mio sommo dispiacere ciò mi riempie di misoginia. Chiedo venia a chi leggerà ciò ma non si sentirà preso in causa, ma il 100% comincia a essere un pelo eccessivo per non valutare la statistica.
Il terzo paletto è piuttosto breve da descrivere, semplicemente no money= no party, e anche dove party economico c'è non esiste volontà di farlo da parte di nessuno.
L'unica bassa sopravvivenza l'ha il sempre importante edonismo, ora tra le mie passioni legate al piacere la cucina è esplosa con un blog culinario, così apprezzato e visitato che anche entità di un certo livello nel campo hanno decantato le mie lodi, ben dimenticandosi di confermare le loro offerte di lavoro.

Ho decisamente bisogno di andare via da qui.

sabato 27 luglio 2013

La mia visione del motociclismo

Visto che amo essere sociale e sono tipicamente amante del prossimo, una nuova occasione di fraternizzare mi si presenta ogni volta che utilizzo la mia moto e mi fermo in un locale. Frotte di astanti pseudoappassionati di due ruote accorrono per vedere la mia sexy Honda Shadow nero opaco, assalendomi con domande o questioni sulla vita del vero biker.
Innanzitutto la parola stessa, biker, vuol dire motociclista, quindi davvero c'è qualcuno che non sia un biker che fruisce comunque di una moto?
Poi vi è la condanna della categorizzazione tramite la forma della moto: custom= rockettaro, sportiva=tamarro. Bah.
Vediamo dunque di fare un po' chiarezza con dei semplici punti, a scanso di equivoci:
-io guido la moto perché mi dà adrenalina e mi fa sentire libero
-mi piace andare sia forte sia piano
-ho scelto una custom giapponese perché ha un motore splendido ma è comodissima
-mi fanno schifo le Harley, perdono olio, si spaccano come niente e costano come se fossero delle moto vere
-non vado ai motoraduni perché odio le persone e mi sembra di andare a un incontro di pavoni che devono dire a tutti che posseggono un motoveicolo
-saluto gli altri motociclisti ma non parlo con loro per forza, per me è come salutare uno con la maglietta di una band che mi piace, e niente più
-viaggio solo quando il tempo lo consente, non ho voglia di congelare o di morire per le avversità metereologiche
-lo stereotipo del biker americano appartiene agli USA, e già quello non è di mio gradimento in quanto da fenomeno di nicchia per disagiati sociali è diventato mainstream, non diversamente dagli hipster
-io metto il casco integrale perché non ho voglia di farmi un'insalata di animali durante i miei spostamenti, nè di subire precipitazioni sulla mia faccia
-io mi vesto come mi pare, se ci sono 87 gradi mettere i pantaloni di pelle e gli stivali è da decerebrati

Grazie, e buonanotte.