mercoledì 6 novembre 2013

Meraviglia

Certe volte delle nuove sensazioni colgono di sorpresa, inaspettate colpiscono alle spalle senza possibilità di replica razionale.
Pensavo seriamente di aver sperimentato praticamente qualsiasi tipo di sensazione emotiva, a causa della mia turbolenta esistenza. Suppongo di aver provato maggiormente sulla mia pelle il contatto della negatività, d'altronde vivo costantemente in un mare di depressione ansiogena ricolma di astio e rabbia, ma ho avuto comunque numerosi momenti di estasi e gioia. 
Il bagaglio quindi appariva bello pieno, un raccoglitore con una completa collezione di emozioni sfaccettate nelle più svariate maniere, tutte elencate ed etichettate con la più minuta analisi come solo un caso patologico di eccessiva autoanalisi può fare.
Eppure ecco che questa novità appare, in una magnificenza senza pari, in una grandiosità che ironicamente appare inversamente proporzionale al soggetto della questione.
Mai era accaduto alla mia persona di fermarmi a osservare una donna, per pur bella che fosse, e riceverne tale sorpresa. Non che io abbia intenzione di parlare in questa sede delle mie sensazioni VERSO codesta entità, quanto della disarmante meraviglia che ricevo nel godere della sua bellezza.
E' quella bellezza alterata dalla propensione, ovviamente, ma diversa dal normale. E' come se rimanessi paralizzato di fronte a questa figura, il fiato corto, gli occhi sgranati e la tachicardia a mille.
Pare una bellezza eterea, surreale, dalle morbide labbra risaltanti di un tenue rosa, promesse di delicati baci che lentamente mutano in passione liquida.
Una figura minuta, che pare anonima in distanza, per poi palesarsi a sorpresa nella vicinanza, una sensualità che a tutti i costi ella tenta di nascondere ma che si esprime come uno schiaffo per coloro che sanno guardare.
Ma più di tutto sono le sue espressione a distruggermi la mente, che vaga persa in alieni paesaggi, quella palese volontà di nascondere quel che pensa contrastata da una mimica facciale e corporea molto forte, che nella mia empatia non ho problemi a cogliere, come una sorta di sensuale velo che nasconde le sue più profonde nudità. E quale sorpresa quando questa sottile barriera ogni tanto cade, da render cedevoli le mie salde ginocchia psichiche.

Sono spezzato, positivamente.

mercoledì 16 ottobre 2013

Il destino del giullare

Come un pugno in faccia arrivano le parole, senza alcuna protezione a fare da riparo. Alla fine l'arcano è svelato, per caso, ed è una realtà che assolutamente non avrei voluto scoprire.
Ormai la maschera è tutto ciò che sorregge il volto, e per il mondo non v'è mai stata differenza tra il sopra e il sotto, né mai c'è stata volontà di scavare per capire se davvero era così meccanico il muoversi dei muscoli.
Appare questo come il destino del giullare, così propenso a divertire che anche la sua lacrima strappa un sorriso, interpretata come un'altra finzione.
Eppure tutto freme, tutto combatte sotto il sorriso, gli acidi corrodono, i muscoli contraggono in spasmi, e le grida coprono ogni pensiero, anche se un freno contiene l'esplosione che potrebbe avvenire se il flusso fosse liberato nella sua pienezza.
Non so come tornare indietro, se non con un sorriso un po' amaro, non ho altra possibilità se non semplicemente scoprire il volto e dichiarare la fine dello show, ma chi capirebbe che questa volta faccio sul SERIO?

sabato 7 settembre 2013

Flusso di coscienza

Proprio oggi, dialogando con una persona a me molto cara, ho improvvisamente percepito un fondamentale cambiamento in quel che sono sempre stato.
Non è stato qualcosa di immediato, ora che ci penso, ma un lento processo di maturazione che però non si svelava, silenzioso e inesorabile.
Eppure solo oggi è avvenuta questa catarsi, questo flusso di coscienza che effettivamente ha dato molte ragioni ai miei genitori, non che io l'ammetterei mai davanti a loro.
In passato odiavo la parola "maturare", la vedevo come una serie di paletti che la società impone per limitare i comportamenti leciti a un recinto ben definito.
Ora è diverso, non parlo del famoso maturare come tutti abbiamo sentito dalle nostre famiglie, ma di quella situazione in cui effettivamente molti dei comportamenti un po' infantili che sono in uso tra le fasce più giovani (non che io sia vecchio, certo) risultano fastidiosi, all'apparenza inutili o addirittura controproducenti.
Non credevo che sarebbe mai arrivato questo momento, pensavo che sarei sempre stato un ragazzino nella mente, sempre disposto a giocare e a ridere, ma l'impatto con il mondo reale è inevitabile, e l'unica soluzione per non esserne travolti è affrontarlo frontalmente.
Non penso certo di aver terminato la mia energia, ma credo sia mutata, sia veicolata in qualcosa di diverso, di più profondo ed effettivamente importante, diverso da qualsiasi scherzetto fisico, giochino sociale, soprannome o presa in giro, poiché queste cose davanti alla necessità di un lavoro, di una casa indipendente, di una compagna importante, di amici vicini, di una salute ferrea, di una vita degna di essere vissuta, non sono niente più che polvere che va rimossa da un soprammobile.
Probabilmente non cambierò così tanto all'apparenza, visto che probabilmente già mi comportavo verso queste mete senza saperlo, in compenso la vigile consapevolezza mi regala un piccolo angolo di pace.

giovedì 15 agosto 2013

La mela di Newton

Giustamente mi trovo ad aggiornare il blog nel momento in cui mi trovo nella solitudine della magione, altrimenti sarei fuori a fare quello che si diverte.
Mi cade addosso questa riflessione estemporanea, come la mela di Newton, arrivando dal cielo senza nessun anticipazione di sorta.
Facendo un sommario della danza macabra da me compiuta negli ultimi anni, in cui la necessità di autodistruzione si è sostituita a un sacro nichilismo generalizzato, ho tenuto a mente i paletti fondamentali che regolano la mia esistenza: gli amici, le donne, la socialità e l'edonismo.
Poco è cambiato sul primo fattore, una politica di comportamento più distensiva e pacifica non ha effettivamente portato vantaggi di sorta, né nuovi arrivi importanti. O meglio, credevo ci fosse stato un barlume qualche tempo fa, ma la famosa "famiglia" in cui mi ero inserito erano solo persone che segretamente mal sopportavano la mia presenza ma dimenticavano di dirlo, tant'è che sono sparite in massa.
Il secondo fattore fa ancor più ridere, ho maturato una volontà di stabilità e tranquillità abbastanza definitiva, e d'improvviso rifiutando ciò che è momentaneo e caduco mi trovo senza un bel niente tra le mani, e con mio sommo dispiacere ciò mi riempie di misoginia. Chiedo venia a chi leggerà ciò ma non si sentirà preso in causa, ma il 100% comincia a essere un pelo eccessivo per non valutare la statistica.
Il terzo paletto è piuttosto breve da descrivere, semplicemente no money= no party, e anche dove party economico c'è non esiste volontà di farlo da parte di nessuno.
L'unica bassa sopravvivenza l'ha il sempre importante edonismo, ora tra le mie passioni legate al piacere la cucina è esplosa con un blog culinario, così apprezzato e visitato che anche entità di un certo livello nel campo hanno decantato le mie lodi, ben dimenticandosi di confermare le loro offerte di lavoro.

Ho decisamente bisogno di andare via da qui.

sabato 27 luglio 2013

La mia visione del motociclismo

Visto che amo essere sociale e sono tipicamente amante del prossimo, una nuova occasione di fraternizzare mi si presenta ogni volta che utilizzo la mia moto e mi fermo in un locale. Frotte di astanti pseudoappassionati di due ruote accorrono per vedere la mia sexy Honda Shadow nero opaco, assalendomi con domande o questioni sulla vita del vero biker.
Innanzitutto la parola stessa, biker, vuol dire motociclista, quindi davvero c'è qualcuno che non sia un biker che fruisce comunque di una moto?
Poi vi è la condanna della categorizzazione tramite la forma della moto: custom= rockettaro, sportiva=tamarro. Bah.
Vediamo dunque di fare un po' chiarezza con dei semplici punti, a scanso di equivoci:
-io guido la moto perché mi dà adrenalina e mi fa sentire libero
-mi piace andare sia forte sia piano
-ho scelto una custom giapponese perché ha un motore splendido ma è comodissima
-mi fanno schifo le Harley, perdono olio, si spaccano come niente e costano come se fossero delle moto vere
-non vado ai motoraduni perché odio le persone e mi sembra di andare a un incontro di pavoni che devono dire a tutti che posseggono un motoveicolo
-saluto gli altri motociclisti ma non parlo con loro per forza, per me è come salutare uno con la maglietta di una band che mi piace, e niente più
-viaggio solo quando il tempo lo consente, non ho voglia di congelare o di morire per le avversità metereologiche
-lo stereotipo del biker americano appartiene agli USA, e già quello non è di mio gradimento in quanto da fenomeno di nicchia per disagiati sociali è diventato mainstream, non diversamente dagli hipster
-io metto il casco integrale perché non ho voglia di farmi un'insalata di animali durante i miei spostamenti, nè di subire precipitazioni sulla mia faccia
-io mi vesto come mi pare, se ci sono 87 gradi mettere i pantaloni di pelle e gli stivali è da decerebrati

Grazie, e buonanotte.

venerdì 12 luglio 2013

Il demone

Egli dorme quieto, il demone sigillato nei recessi del mio spirito, apparentemente sopito ma in realtà sempre in attesa di una scappatoia che presto o tardi troverà.
Frutto di un artifizio per catalogare metaforicamente un orrendo carattere che sono riuscito a mediare con possente autoanalisi e crisi mistiche concatenate, egli aspetta impaziente la summa del disagio, quando la gastrite esplode immane, la tachicardia impazza privandomi del pieno controllo del diaframma e qualsiasi tipo di controllo e barriera si infrangono inesorabilmente lasciando solo una bestia incontrollabile e maligna, dal cuore di pietra, propensa solo all'autocompiacimento, priva di qualsiasi senso della misura e pronta a distruggere tutto ciò che si frappone tra lei e i suoi scopi.
Ecco cosa c'è dentro, tolti tutti i veli. Ecco cosa dovrebbero temere i miei cari, almeno quanto lo temo io.
Poiché è l'unica cosa che temo davvero.

lunedì 8 luglio 2013

L'inadeguatezza dell'italiano

Prima di scrivere qualunque cosa, voglio fare un po' di lessico al fine di comprendere al meglio i miei scritti. Quivi esprimo il concetto di "italiota" come l'italiano medio, mentre l'"italiano" è una persona abitante della penisola italica che però ha una cultura e un modus operandi degno di essere riconosciuto come intelligente.
Detto ciò, in questa sede voglio esprimere le sensazioni di un italiano, una persona che è forse un po' chiassosa per le altre popolazioni, ma dalla sua ha la competenza dell'essere cresciuto nella merda senza rimanerne del tutto corrotto, una persona con valori quali la legalità, la giustizia, la meritocrazia.
Quest'Italia, invasa ormai dall'italiota, vive un regresso culturale senza fine: abbiamo le religioni e le etiche che fanno da contrappesi in una bilancia dove solo la logica e il benessere collettivo dovrebbero aver voce; abbiamo l'abbassamento esponenziale della cultura media del cittadino dovuta a un sistema educativo, scolastico e sociale ai limiti della civiltà contemporanea; abbiamo il lassismo in ogni campo della vita quotidiana, tale per cui i fondamenti dello Stato e della società sono visti come paletti facilmente aggirabili o ignorabili. Analizziamole ora nel dettaglio.
Le religioni e le etiche sono dei moti emotivi non legati alla razionalità che impongono a uno o più individui un determinato comportamento e che, autoalimentandosi, si trasformano in correnti di pensiero di così ampio spettro che la disgustosa democrazia deve valutare come importanti, e quindi considerarli indipendentemente dal loro valore in sé. Pare molto pericoloso questo moto quando si pensa che persone sotto l'influsso di un'entità immaginaria o una corrente di pensiero distante anni luce dalla realtà vogliano legiferare su argomenti terreni. Questo lo definirei, in parole povere, "speculare egoisticamente sulla pelle altrui".
La cultura media, causa principale del fenomeno religioso sopra citato, sta cadendo nell'abisso in quanto il ruolo delle scuole primarie sta venendo meno, dove precedentemente l'educazione civica era d'obbligo e senza dei solidi pilastri culturali non si avanzava nel percorso di studi. Spesso sento parlare persone che si aggirano intorno ai 18 anni e onestamente non li capisco, non perché utilizzino un linguaggio terrificante, ma a causa della perdita dell'uso corretto della lingua italiana, dimenticando tempi verbali e ricorrendo ad abbreviazioni ed escamotage linguistici di dubbio gusto. L'incapacità genitoriale aiuta questo decadimento, i nuovi genitori sono così impegnati a preservare la loro gioventù e socialità che dimenticano il tipo di educazione che è stata loro impartita, diventando le macchiette di una famiglia moderna, e costringendo quindi i figli a una crescita malata che si ripercuoterà inevitabilmente sulla loro esistenza.
Ancora al precedente argomento si collega il lassismo, in primis da parte dei genitori verso i figli, poi da ogni singolo membro della società. Non che io abbia da dirmi un altruista, anzi vivo di misantropia, ma il punto fondamentale è che ogni cittadino dovrebbe comportarsi al meglio delle proprie possibilità in modo da essere uno dei molteplici pezzi di puzzle che completano il quadro dello Stato. Non esiste il giustificazionismo, l'opinione alternativa, la ribellione in branco, esistono delle leggi e occorre rispettarle, e nel caso non le si voglia rispettare occorre prendersi le proprie responsabilità in un composto silenzio. Quante volte abbiamo sentito degli italioti lamentarsi che un vigile ha fatto loro la multa solo perché avevano la macchina in divieto di sosta "solo per cinque minuti", e quante volte ho augurato loro una morte lenta e dolorosa conseguente alla loro soverchiante ignoranza.
Questo è quello che un italiano percepisce, un branco di scimmie con diritto di voto che lentamente si trascinano per il mondo a grugnire battendosi i pugni sul petto mentre armeggiano con un iPhone, pensando solo alla televisione e al gossip, allo sport e alla moda, dimenticando che prima delle loro idiote necessità ci sono dei doveri atti alla loro stessa sopravvivenza. E fa male, davvero.