mercoledì 10 agosto 2011

Refresh happends

Casseruola è da un botto che non scrivo più qui! Bah, buttiamoci un pensiero, un sassolito nello stagno salmastro.

C'è un numero limitato di cariche nell'animo di una persona, come pallottole in una pistola. Indipendentemente dal numero di colpi che possediamo, v'è un diverso tempo di ricarica.
...mi sento un avancarica...

mercoledì 6 luglio 2011

Légàmi



Due accenti, una parola. Semplice licenza poetica, fondamentalmente un bel gioco di linguistica.
Lei stuzzica quel che c'era già, ed ecco che semplicemente fluisce all'esterno come risorgiva, gelida e dal profondo.
Vi è oscuro rapporto tra i "legàmi" e l'imperativo "légami", un sottile velo che lascia trasparire più di una simiglianza da ceppo lessicale.
Vi sono legami a loro modo indissolubili, come corde in seta che non feriscono ma impediscono la fuga, a cui i singoli si sottopongono con una sorta di estremo masochismo, una chiara richiesta di costrizione, una necessità impellente di sapere che siamo parte o proprietà di qualcuno, e che questo qualcuno ci detiene per motivi a noi ignoti, al più sperando che sia per una sorta di tenerezza o pietà degna di un cucciolo.
Ed è fondamentalmente questo quel che siamo, quando ci apriamo ad altre persone, esseri indifesi che sorriderebbero ricevendo sia un premio sia una punizione, con un tal timore di perdere ancora da patire con ghigno amaro in volto, emorragie interne invisibili ma di cui siamo ben consci.
Dolce è l'amnio dell'abitudine, quando la solitudine da condizione diventa routine, tutto diventa un brusio quasi impercettibile, facilmente soffocabile finchè uno scossone non spezza il delicato equilibrio, e nuove corde appaiono ai nostri polsi, stavolta dure e taglienti.
E ancora una volta, legato, non posso sfuggirvi.

lunedì 4 luglio 2011

Onyria n°1

Mentre cremisi luce filtrava dalle ricche tende in raso, giacevo inerte sul nudo giaciglio di ferro battuto, lasciando che la mente vagasse senza meta.
Fu fase alfa, così la chiamano, e questo giunse alla mia vista.

Dio:-Eccoci qua infine.
Io: -Orcodio...cioè, nel senso, non credo ti offenderai ora dopo che te ne ho dette per tutta la vita.
-Comodo comodo, sono qui per altre questioni.
-E cosa vorresti da me dunque?
-Poniamo che dipendesse ora da te la mia esistenza, e poniamo che io ti abbia concesso il potere di terminarla.
-Sei un po' vago, necessito di informazioni su certe cose, alcune curiosità, altre meno: che accadrebbe all'universo? che tipo di dio sei? e perchè tutto ciò, questo male eterno?
-Beh l'universo si annullerebbe, con tutto ciò che contiene, sarebbe solo nulla. Io sono e basta, hai poco di preoccuparti di questo, come può comprendere una formica un viaggio spaziale? In realtà ho solo dato l'innesco a tutto, e poi vi siete dati da fare voi sul male.
-Quindi una sorta di orologiaio eh? certo potevi farci un eden piuttosto che un mondo che andasse avanti così.
-Anche per me ci sono delle regole, senza le quali una creazione non può funzionare.
-Ciò non vuol dire che qualcuno di superiore ti ha dato delle regole, indi non sei tu l'entità prima?
-Può essere, ma non lo posso conoscere, quindi le supposizioni su ciò che non so non hanno senso, non credi? Diciamo che per quanto so sono il primo, e quindi senza me niente è.
-Valutiamo assieme, nella supposizione che tu sia primo e unico, cosa che dubito un po' ma prendo per buona, se continui a esistere miliardi di persone continueranno a muoversi come formiche godendo pochi attimi di felicità circondati da un mare di dolore, senza te invece sarebbe nulla, quindi un equilibrio assoluto di bene e male.
-Ma che vantaggio ci sarebbe per te nell'equilibrio assoluto?
-Vuoi mettere un singolo istante di soddisfazione?

mercoledì 29 giugno 2011

Into the Storm

http://www.youtube.com/watch?v=f1-7fo5TTh4

Ogniqualvolta Eolo si scatena, e il cielo promette il furore di Zeus, come richiamato da ancestrali dei esco dal mio cubicolo, e con lentezza rivolto verso il vento assaporo gli odori che esso mi porta: pioggia, erba, ira.
L'aria è carica di elettricità, lo si sente a pelle, e promette furore.
Bramo incessantemente esser sotto questa pioggia, l'attesa è pressante mentre so che prima di 3 ore non potrò starvi come vorrei, in auto con del sacrosanto death metal a farmi scaricare tutto, con adrenalina ai vertici.

Un pensiero, di sfuggita: mio dio quanto vorrei far sesso durante una tempesta.

venerdì 24 giugno 2011

Hurt



Mi ferisco oggi per sentire se sono vivo
Per assaporare la linfa che scorre via
Stiracchiando il tempo in attimi senza fine
Scanditi da una liquida clessidra.
Il dolore muta in torpore
scuro è ciò che cola
sbiancando la pelle attorno a sè
e il respiro cede al nulla, silente.
Ove lacrime più non esistono,
e sensi si confondono.

lunedì 13 giugno 2011

Neo-animalità



È la brama che ci controlla, quell'impulso irrefrenabile di possesso, di mantenimento, tipico dei bambini o degli animali.
La questione territoriale è insita nel nostro Ego, e con i mezzi che son dati alla nostra specie interagiamo con gli altri mostrando ove noi poniamo dei confini, dove la maschera di raziocinio cederebbe per far posto a quella bestia che tanto ci spaventa.
Miserrimi appariamo in questo grottesco spettacolo, grandi portatori di civiltà che mingono ancora attorno a sè per tener lontani gli usurpatori.
Eppur non manca la possibilità di staccarsi da ciò, di imporre un veto mentale sul proprio organismo per distanziarsi da gorilla che si battono i pugni sul petto, per apparire ed essere l'evoluzione di questa innaturale creatura che da tempo ha abbandonato il sacrosanto darwinismo, per cause giuste o sbagliate che siano.
Una sorta di "darwinismo mentale" dunque, che caccia e bandisce ogni squallido e inutile comportamento non consono e conserva ove non si può intervenire una consapevole animalità atta a godersi le bellezze del bestiale senza cadere in stupiderie da umani.
Ma si è ancora umani, allora?

domenica 5 giugno 2011

Coyote

Sembra così diverso esser in bilico su un crinale dalla caduta, dalla prima parte si può scegliere se gettarsi o meno, cosa che sicuramente non si può fare nel secondo caso.
Ma d'altra parte, se nell'atto di cadere si comprende che non è quella la giusta via, si cerca un appiglio, un estremo e praticamente inutile tentativo di resistere al dirupo sotto di sè.
È quindi solo una questione di tempistiche, di difficoltà, e di quanto si è disposti a sacrificare per uscirne vivi.
C'è gente che si lamenterebbe del dolore anche qui, onestamente credo che attuare comportamenti da coyote non sia una cosa così pessima, o forse lo è ma non vedo alternative, e quindi la soluzione presto ha trovato me.
Vedremo presto se avrò denti abbastanza affilati per staccarmi una gamba prima di impattare col suolo.