martedì 17 maggio 2011

Cain



Liberamente ispirato alla canzone Cain dei Tiamat

Percepisci con me il fardello, la penitenza che Lui ci ha affibbiato, poichè è solo questo l'importante, l'oscura consapevolezza di saperci presenti e maledetti, attorniati da una trista aura di malinconia, alla ricerca di qualcosa che sia più che terreno da far nostro, condividendo con esso eoni di silenzio mentre il sole cala ancora.
Questo è il rumore del nulla, in cui l'udito si sensibilizza a tal punto che il più piccolo rumore, il più flebile respiro diventan grida assordanti, impossibili da ignorare, e costringono a seguirli nell'illusioni del divenire. Forse è per questo che perseveriamo nel fallimento, crogiolandoci nel nostro dolore, perchè altro non sappiamo fare, cercando ogni giorno qualcosa che ci riscaldi almeno per un istante perchè di più non resisterebbe al contatto, qualcosa di semplice che non ci dia niente più di pace e armonia, che senta ancora il profumo della vita sapendone trarre i giusti frutti, cose che noi abbiamo ormai dimenticato o solamente ignorato troppo a lungo.
Non v'è altro che paura in quegli occhi, in quel prezioso volto, mentre il verde dei miei s'è perso in un grigio glaciale, e le nere pozze iridee si aprono godendo nel piacere della notte e della presenza di umanità, e quei seni perfetti si muovono affannosamente in un respiro forzato, quando non vorrei fare altro che riposare su di essi come placido infante.

Se io vado tu mi seguirai
Tra le crepe e i vuoti?
E io sarei il tuo Caino
Se tu fossi qui ora.

Linea retta

Se tutto ciò che è è tale, e quindi quel che non è non può essere, ciò che è assume la connotazione di singola possibilità plausibile tra essere e non essere, riducendo la capacità di scelta binaria a un singleton imprescindibile. Dato ciò risulta insignificante parlare di condizioni ipotetiche, o anche solamente di possibilità diversificate, in quanto esse non esistono nè mai sono esistite.
Non è forse questa una riprova dell'esistenza ed ineluttabilità del destino, e della nostra palese mancanza di libertà?

lunedì 16 maggio 2011

Battery Over

Manca la carica, l'energia di reagire, poichè oltre a un certo limite non ci possiamo sporgere, lasciando nell'insoluto quello che ormai è vergognosamente palese per affetto.
La passività ci ha colto, un po' alla sprovvista e un po' perchè l'abbiamo voluto, incatenandoci in questa sorta di limbo di niente circondati da creature melmose dalla forma indistinta.
Tender la mano non serve più, se dall'altra parte manca la voglia di essere qualcosa di diverso da un'ombra, e la vita ha già preso il largo e saluta con la mano.
E io la raggiungerò a nuoto, mi aggrapperò alla chiglia con tutta la forza che posseggo, e chi vorrà rimanere sulla banchina a chinare il capo al niente che lo faccia.
La mia mano sarà ancora tesa mentre solcherò l'orizzonte.

sabato 14 maggio 2011

Come polline nel vento

Non è facile trovare il proprio ambiente, il proprio branco, ove tutti ti conoscono e ti rispettano accettandoti come sei.
Perfino Chaplin riconosceva questa difficoltà, l'improbabilità di una persona che non fosse "normale" di adattarsi alla gente comune se non perdendo se stessa.
La libertà di azione e di espressione è meravigliosa quando sai che nessuno ti condannerà per essa, è come stare nel proprio ecosistema ideale, gli odori sono familiari, la terra è più morbida, e la vista si ritempra davanti all'immagine di casa.
Il problema del branco stesso è che una volta creata una sintonia tale da giungere a questo punto cambiamenti decisivi anche di uno soltanto dei membri portano a sconvolgimenti di tutto il gruppo, quasi accadesse per osmosi. Il gruppo può modificarsi, adattarsi, ma la sua elasticità è molto limitata in quanto ricorda il precedente equilibrio di pace, fino a quando la deformazione formatasi non supera il punto di elasticità e diventa irrimediabilmente plastica, per non dire che giunga a un vero e proprio punto di rottura.

Il risultato di queste pamplane che non so come ultimare?
Ti vedo volare via, come polline nel vento, impossibile da sfiorare poichè si distruggerebbe.

venerdì 6 maggio 2011

Anatre

Spesso affermo ultimamente "Cazzo mi sono dimenticato a caso il richiamo per anatre".
Il significato sembra oscuro senza il contesto, ma se dico che enuncio la cosa solo in presenza di un gruppo di femmine la cosa si fa cristallina.
Nonostante becere ragazzine mi additerebbero come maschilista, io son grandemente per la parità sessuale, e non mi spiace far il cavaliere ogni tanto, con chi merita.
Ciononostante la domanda che quest'oggi pongo è: perchè se mi trovo con i miei amici maschi parliamo di tutto, da stupidaggini a esistenzialismo ma con un filo conduttore di matura logica che rende i discorsi adulti, mentre se cominciano ad accorrere un numero >2 di femmine (bada bene non donne) si comincia a sentir starnazzare di idiozie?
Si si "bla bla bla non tutte son così bla bla bla" diranno molte, e io vi rispondo che ne conosco 3 che così non sono, è un numero piuttosto esiguo non credete?
Eppur spesso l'annosa questione ritorna, ma sarà possibile che questa latenza di idiozia sia così diffusa, fino al punto di trasformare quel che io idealizzo come magnifica e sublime entità in qualcosa da disprezzare?
Mah, saran gli anni 90.
Respiravo ancora nella tua bocca mentre mi portavi via la vita, giacendo sotto te come amanti addormentati.

Estratti dal Libro Rosso IV:

Penetra la roccia
che ciotola la strada
mille lame nella pelle.
Il nero peso del profeta
schiavo e re apparso a loro
grigi esseri di sabbia
condannati all'Ade
bramosi del mio corpo.
Ferro e carne attraversano me
amaro ora è il vino
guarda padre la tua creatura
mandata al patibolo perchè lasciva
che fuoco venga per me
mentre rinnego l'alto
e per loro che mai saran redenti.